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Giallo quotidiano

Scritto da il 09 Feb 2009 | Alimentazione, uova

Tuorlo e crauti alla menta

Da sempre simbolo di vita e fecondità l’uovo è uno degli alimenti più nutrienti e preziosi, contiene proteine complete che contengono tutti gli amminoacidi essenziali e forniscono quantità significative di diverse vitamine e minerali, compresa la vitamina A, riboflavina, acido folico, vitamina B6, vitamina B12, colina, ferro, calcio, fosforo e potassio. Oltre a tutte queste qualità è sicuramente uno degli alimenti meno costosi contenenti proteine complete.

Un consumo rergolare di uova biologiche e in particolare di tuorli crudi mi ha sicuramente giovato nella  pratica sportiva oltre che a risolvere in modo gustoso e pratico colazioni o un pasti veloci prima o dopo l’attività fisica. Consiglio sempre di consumare da 2 a 3 tuorli quasi tutti i giorni, personalmente consumo circa 6 tuorli o prima o dopo l’abituale allenamento, ho subito notato una vera marcia in più! Per tutti coloro che temono lo spauracchio del contenuto di colesterolo posso solo indicare una serie di articoli interessanti che smentiscono i luoghi comuni diffusi dai soliti medici:  La verità sul colesterolo“.

Posso anche consigliare questo articolo molto interessante per conoscere meglio le uova che compriamo: Conosci le tue uova


 Nido di crauti

– 1-3  uova biologiche
– 200g di crauti freschi
– Foglioline di menta
– Origano secco o spezie a piacere

Disporre i crauti in circolo e adagiare fino a tre tuorli dell’uovo crudo appena intiepiditi a bagnomaria, aggiungere menta e spezie a piacere. Un pizzico di sale e avrete un piatto povero per veri guerrieri!

Menta fresca Uova biologiche fresche Crauti freschi fermentati
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Il digiuno

Scritto da il 01 Jan 2006 | Alimentazione

Argomenti trattati:

– Perché digiunare
– Controindicazioni al digiuno
– Cosa succede durante un digiuno
– La crisi di dintossicazione
– Durata del digiuno
– Condotta durante il digiuno
– Ripresa alimentare

Se vorrete dopo aver letto questo scritto avvicinarvi alla piacevole e naturale pratica del digiuno, la prima volta NON FATELO MAI senza essere seguiti da chi ha esperienze provate in questo campo!

IL DIGIUNO
Perché digiunare
Il digiuno è il mezzo che la natura utilizza per liberare il corpo dai tessuti malati, dagli eccessi alimentari e dagli accumuli di scorie e tossine. Il nostro metabolismo si regge infatti su due attività in equilibrio: l’anabolismo (costruzione) e il catabolismo (distruzione di materia organica), che produce continuamente scorie eliminate attraverso gli organi escretori (reni, fegato, intestini, pelle, vie respiratorie). In ogni organismo vivente il cibo, dopo essere stato digerito, viene assimilato dalle cellule che eliminano in seguito le scorie metaboliche (cataboliti). Molte sono le energie che il nostro corpo impegna per la digestione e l’assimilazione: se si mangia in continuazione il nostro organismo ha poche energie a disposizione per eliminare tutte le scorie prodotte dall’attività catabolica e digestiva ed esse si accumulano e producono tossiemia. Durante il digiuno cessando la digestione e acquietandosi la mente, tutta l’energia dell’organismo viene utilizzata per lo smaltimento dei rifiuti, le tossine. Non assumendo cibo dall’esterno, il corpo si nutre delle proprie riserve con il processo dell’autolisi (digestione dei propri tessuti). Essa è sempre guidata dalla nostra meravigliosa vis medicatrix naturae: i tessuti sono persi in ragione inversa alla loro utilità, viene metabolizzato il glicogeno epatico, i centri nervosi non vengono toccati, sono riassorbiti i tessuti anormali (cisti, tumori, ascessi, cellulite, edemi, trombi, ecc…).

Controindicazioni al digiuno
I casi in cui il digiuno è da escludere tassativamente sono molto pochi. Il primo è la carenza nutritiva reale, anche se assai rara nella nostra società; la ‘paura ossessiva’ è controindicazione assoluta; la gravidanza è controindicazione relativa, al massimo si possono praticare digiuni brevi. L’esperto in Igienismo può sempre valutare caso per caso l’utilità e la durata del digiuno secondo la propria esperienza.Cosa succede durante un digiuno
L’organismo inizia a liberarsi dalle tossine: ciò si traduce in una perdita di peso e un senso di fame si mantiene per i primi giorni per poi sparire quasi completamente. Gli organi sensoriali si affinano: l’odorato è più sensibile, gli occhi diventano più chiari e brillanti, la vista e l’udito possono migliorare e con la rialimentazione ci si accorge di una migliore sensitività gustativa. In genere ci si sente più tranquilli e rilassati, le facoltà mentali – intorpidite nei primi giorni – si potenziano, il desiderio sessuale può diminuire, le mestruazioni generalmente arrivano in anticipo, il sonno migliora e bastano meno ore per sentirsi riposati, le forze possono diminuire ma molti si sentono pieni di energie. La lingua diventa patinosa e si avverte un orribile sapore in bocca, l’alito e il sudore sono fetidi, le urine diventano più abbondanti e si possono colorare di scuro, essere più dense ed emanare sempre un cattivo odore (quelle che vengono chiamate abitualmente tossine sono realmente sostanze tossiche e fetide e molti hanno paura di puzzare, ma questo è uno scotto necessario: quando si pulisce in casa si produce egualmente sporcizia e nessuno si vergogna di buttarla). Durante il digiuno non esistono regole che valgano per tutti: chi si sente forte e chi debole, chi è euforico e chi triste, chi ha fame e chi no, chi ha malesseri o crisi di eliminazione e chi sta bene.

La crisi di dintossicazione
Durante i primi giorni del digiuno e qualche volta a digiuno inoltrato si possono avvertire dei malesseri e dei disturbi interpretati come crisi dovute a eliminazione tossiemica. Queste crisi sono fisiologiche: l’organismo rivive le malattie del passato e disintossica gli organi interessati, vi è una rivisitazione a ritroso delle malattie vissute dal paziente che inizia con le patologie più recenti per arrivare a quelle della prima infanzia. Il mal di testa può essere frequente in persone che abusano di caffè e di sigarette, la debolezza è in genere più marcata nelle persone che consumano poca frutta e verdure crude.

Durata del digiuno
Il digiuno è una pratica semplice e anche piacevole ma prima di intraprenderlo da soli è meglio studiare a fondo l’argomento. E’ meglio infatti che i digiuni autogestiti non durino più di due-tre giorni e solo dopo aver bene studiato sia la preparazione che la rialimentazione. I digiuni igienisti usati come mezzo per recuperare la salute in genere durano dai sette ai quaranta giorni, salvo le diverse valutazioni del singolo caso. Attualmente in Europa si tende a fare dei diguni medi di dieci-quindici giorni, ripetuti e intervallati da periodi di alimentazione fruttariana o crudista. In questo campo, però, non esistono regole prestabilite. H.M. Shelton consigliava di portare avanti il digiuno sino al ritorno della fame e con la totale disintossicazione. Attualmente viene seguita un’altra linea, poiché i tempi sono cambiati e l’umanità è diversa: molte persone sono a tal punto intossicate e povere di energie da esaurire con soli dieci-quindici giorni di digiuno le proprie riserve di vitamine, sali minerali, oligoelementi, ecc…

Preparazione al digiuno
Volendo intraprendere un digiuno autogestito, consigliati e seguiti da un esperto in Igienismo, è fondamentale una preparazione di almeno due settimane da farsi a casa prima di recarsi nel Centro prescelto.

Prima settimana (a casa): se non si è igienisti praticare un’alimentazione vegetariana seguendo le combinazioni alimentari.
Seconda settimana (a casa): mangiare frutta e verdura cruda durante il giorno e consumare un eventuale pasto serale con frutta cotta.
Prima settimana (nel Centro): mangiare esclusivamente frutta cruda.

Condotta durante il digiuno
Il digiuno si fa in un ambiente calmo, tranquillo e senza tensioni. Durante il digiuno si diventa sensibili a tutte le influenze esterne poiché, non potendosi più nutrire di cibo materiale, ci si nutre di emozioni e di tutto ciò che l’ambiente offre. Le scuole della salute igienista sono i posti migliori per condurre un buon digiuno, con professionisti che aiutano ad intraprendere un viaggio che porta alla salute e ad interpretare ciò che succede durante questo cammino.Il digiuno aiuta a liberare dai condizionamenti psicologici; questi molte volte riafforano come tensioni ed è importante poterli ben gestire. Il periodo migliore per digiunare è quello caldo, dalla primavera all’autunno. Non si prendono farmaci, non si fuma né si beve caffè. Per digiuno si intende solo una dieta idrica. E’ consentito bere solo ed esclusivamente acqua pura (orientativamente da 0,200 a 2 litri max al giorno). E’ importante seguire attentamente i desideri e bisogni del proprio corpo. Ci si lava usando solo l’acqua ed eliminando qualsiasi tipo di detergente. I denti si puliscono senza usare il dentifricio.E’ fondamentale entrare in uno stato d’animo di amore e di fiducia, vivere l’esperienza come se fossimo degli spettatori di ciò che succede, e cioè della “vis medicatrix naturae”.

Ripresa alimentare
Una buona ripresa alimentare deve avere come minimo la stessa durata del digiuno intrapreso. Una cattiva ripresa alimentare pregiudica i risultati ottenuti e può avere effetti nefasti sulla salute. Il digiuno si interrompe in genere con frutta fresca semiacida – possibilmente biologica – tagliata in piccoli pezzi, masticata e insalivata a lungo.
La ripresa va fatta lentamente per riabituare gradatamente l’organismo al cibo. La rialimentazione è la fase più delicata del digiuno ed è anche quella che viene più sottovalutata. Gandhi diceva che anche gli sciocchi sanno digiunare ma che solo i saggi sanno ricominciare correttamente a mangiare dopo un digiuno. L’appettito ritorna velocemente e specialmente nei primi giorni questa fame deve essere ben gestita per non pregiudicare tutto il lavoro svolto.

Primi tre giorni (meno di 500 gr al giorno)
ore 12: frutta semiacida
ore 17: frutta semiacida

Dal quarto giorno in poi (massimo 1 kg al giorno)
ore 12: frutta semiacida
ore 16: frutta semidolce
ore 19: frutta semidolce

Dopo la prima fase della ripresa consigliamo di seguire la seguente alimentazione fruttariana standard
ore 12: frutta semiacida o acida
ore 14: frutta semidolce o semiacida
ore 16: frutta semidolce
ore 18: frutta dolce fresca
ore 20: frutta dolce secca o grassa (e, se non se ne può fare a meno, un piatto di verdura cotta)

Fonte: www.vegetarian.it

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Combinazioni alimentari, come comportarsi?

Scritto da il 01 Jan 2006 | Alimentazione

L’alimentazione adottata ai giorni nostri dalla maggior parte delle persone è scorretta perché si basa sul presupposto che il nostro organismo sia in grado di assimilare e digerire qualsiasi alimento indipendentemente da come questo viene fornito.
Anche un motore perfetto come quello di una Ferrari, potrebbe andare incontro a seri problemi con l’introduzione di una benzina o di un additivo errato, nevvero?
Vediamo quindi alcuni punti fondamentali del nostro approvvigionamento viveri:

1) I generi alimentari sono composti da proteine, grassi e carboidrati che, per essere utilizzati dall’organismo, hanno bisogno di essere prima sottoposti ad un procedimento di disintegrazione e raffinazione: la digestione. I cambiamenti che il cibo subisce durante questo processo, vengono effettuati da un gruppo di agenti chiamati ENZIMI o FERMENTI.

2) Ogni enzima ha un’azione specifica: agisce cioè solo su un tipo di sostanza alimentare. Quindi gli enzimi che agiscono sulle proteine, non hanno effetto sui carboidrati o sui grassi. Non solo. Ogni tipo di proteina o di carboidrato richiede un particolare enzima per essere scomposto e un “ambiente” adatto. Le proteine ad esempio hanno bisogno di un ambiente acido mentre gli amidi di uno alcalino. L’unica eccezione a questa regola è la PEPSINA un enzima contenuto nello stomaco (di cui parleremo in seguito) che sembra abbia la capacità di iniziare la digestione di ogni tipo di proteina.

3) Ciascun enzima è in grado di svolgere il proprio compito solo se quello che lo ha preceduto ha svolto il suo in maniera corretta (!).

In pratica, se introduco nel mio stomaco amidi e successivamente proteine, l’apparato digerente manderà prima un enzima che scinda l’amido (che lavora in ambiente basico) e successivamente un enzima che scinda la proteina (che lavora in ambiente acido). Acido e basico assieme si annullano, creando un blocco della digestione con conseguente richiesta di ulteriori enzimi per continuare il lavoro.
Ne risulta quindi un affaticamento per fegato e pancreas (in quanto devono produrre altri enzimi non previsti), un ambiente inadatto a digerire correttamente e conseguentemente, malesseri quali acidità di stomaco, pesantezza, putrefazione delle proteine oppure alla fermentazione degli amidi che generalmente portano alla malnutrizione e spesso a disturbi quali stipsi o diarrea.
Un tempo, vuoi per intuito, vuoi per povertà, l’alimentazione era strutturata diversamente, anche tenendo conto che i cibi presenti nella mensa era molto più ricchi di nutrienti di quanto lo siano oggi.
Quindi i nostri bi-nonni e i nostri nonni si ammalavano molto più raramente di malattie degenerative, come morbi di Alzhaimer, Parkinson, tumori, sclerosi a placche, ecc.
Oggi, adesso, noi possiamo solo cercare di porre rimedio a questo innaturale modo di nutrirsi, cercando per primi, semplicemente e con molta pazienza, di trasformare le piccole regole che seguono, in una sana abitudine di igiene.  Senza dimenticare mai che la perfezione non esiste.

ASSOCIAZIONI ALIMENTARI DA EVITARE E DA PREFERIRE:

ZUCCHERI + PROTEINE = NO
Gli zuccheri semplici vengono digeriti nell’intestino mentre invece le proteine vengono digerite nello stomaco: per cui se vengono mangiati assieme, gli zuccheri rimangono nello stomaco per il tempo necessario a smaltire le proteine e nel frattempo fermentano.

ACIDI + PROTEINE = NO
Per la digestione delle proteine occorre, come si è detto, la PEPSINA. Questo enzima agisce solo in ambiente acido e quindi la sua azione viene interrotta in ambienti alcalini.
Ingerire acidi durante il pasto, non favorisce la digestione come invece si potrebbe pensare, ma inibisce la produzione di pepsina poichè in presenza di acido nella bocca o nello stomaco non viene prodotto succo gastrico. Mangiare proteine e acidi (frutta acida come ananas, arance, limone o condimenti come l’aceto) produce acido in eccesso che distrugge la pepsina e impediscono la secrezione di acido gastrico.

NOCI O FORMAGGIO sono l’unica eccezione alla regola : 
ACIDI + PROTEINE = PUTREFAZIONE
La putrefazione, alias decomposizione, provoca la formazione di tossine che vengono assorbite all’organismo. Queste tossine possono essere eliminate, ma se fegato o reni sono stanchi o saturi, devono venir stipate in luoghi provvisori, come: ghiandole (tiroide, ovaie, testicoli, ecc.), sistema linfatico (il famoso centimetro di grasso), organi (fegato, reni, intestino), ecc.

PROTEINE + AMIDI = NO
Come abbiamo visto la PEPSINA è l’enzima preposto alla demolizione delle proteine e necessita per svolgere il suo lavoro di un ambiente acido, mentre la PTIALINA, che è l’enzima per la trasformazione degli amidi, viene distrutto in presenza di acidi.

GRASSI + PROTEINE = NO
La quantità di grasso diminuisce la quantità di secrezione gastrica che viene immessa nello stomaco (pepsina) e può diminuire il tono gastrico fino al 50%. Tale effetto inibitore può durare per 2 o 3 ore. Questo significa che i tempi necessari per la digestione si allungano notevolmente e si rivelano più difficoltosi

 ZUCCHERI + AMIDI = NO
Gli amidi vengono digeriti prima in bocca (la saliva contiene un enzima chiamato PTIALINA) e poi nello stomaco. Gli zuccheri invece quando vengono ingeriti da soli passano direttamente nell’intestino breve. Se uniti nello stesso pasto, gli zuccheri permangono troppo a lungo nello stomaco e creano fermentazione acida.

ACIDI + AMIDI = NO
Abbiamo detto che per digerire gli amidi occorre la PTIALINA, un enzima presente nella saliva. Questo però viene distrutto con l’introduzione di acidi. Per cui appare ovvio che la combinazione acidi più amidi rende questi ultimi indigeribili.

PROTEINE + PROTEINE (di natura diversa) = NO
Come si è detto in precedenza, per ogni tipo di proteine esiste un enzima preposto alla sua trasformazione. Se uniamo più alimenti proteici in un unico pasto rendiamo pressoché impossibile la giusta sequenza degli eventi necessari ad una corretta digestione.

FRUTTA: DA SOLA
La frutta non subisce nessuna digestione né in bocca né nello stomaco, ma viene immessa nell’intestino dove avviene un breve processo digestivo. Consumarla assieme ad altri alimenti che richiedono tempi digestivi maggiori, significa trattenere inutilmente la frutta per il tempo necessario allo smaltimento degli altri alimenti. Nel frattempo questa fermenta. La frutta dovrebbe quindi essere consumata da sola lontano dai pasti o in sostituzione di questi.

VERDURA
Un’insalata di verdure (possibilmente crude e BIOLOGICHE) dovrebbe precedere ogni pasto a base di proteine o amidi. In questo modo al nostro organismo non mancherebbe mai la sua dose quotidiana di fibre e la sazietà giungerebbe prima.

Tratto da naturalmente.it

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